Internet

Svezia, alla sbarra i pirati del Web “Siamo tranquilli, andrà tutto bene”

2 Mar/09

A Stoccolma si apre il processo contro i responsabili di piratebay.org

I pirati del web alla sbarra. Oggi in Svezia si apre il processo contro i quattro responsabili del sito piratebay.org: sono accusati di violazione dei diritti d’autore su Internet, avendo permesso il download di milioni di file musicali, film e videogiochi in tutto il mondo.
Malgrado le autorità abbiano cercato di bloccare l’attività del sito, “Pirate bay” ha continuato a mettere a disposizione della Rete file tutelati dal copyright, scaricati da oltre 22 milioni di internauti. La questione, per i giudici svedesi, è spinosissima. Il sito – uno dei più visitati dai fruitori di internet – non ospita alcun file, ma funziona in base al principio del «peer-to-peer», cioè da motore di ricerca per trovare musica, film e programmi di videogiochi custoditi sui computer di milioni di persone in tutto il mondo. Nessun materiale protetto da copyright, dunque, è immagazzinato sui server.

Ma è proprio questo punto, secondo il grande accusatore, il procuratore svedese Hakan Roswall, a renderlo diverso dagli altri motori di ricerca e, quindi, incriminabile. I gestori del portale, da parte loro, sostengono di non poter essere considerati responsabili per il materiale che viene diffuso.

Il sito però viene finanziato attraverso la pubblicità, il che, secondo l’accusa dimostra che esiste uno sfruttamento commerciale delle opere protette da copyright. I gestori ribattono che i ricavi vengono invece utilizzati esclusivamente per coprire i costi di gestione. Insomma i nodi sono moltissimi. Le polemiche attorno al sito sono cominciate nel 2006, quando- pare convinta dal pressing di Hollywood- con un blitz la polizia svedese ha fatto irruzione nella sede del gruppo, bloccando i server e sequestrando il materiale.

Il blackout durò pochissimo. Dopo un periodo trascorso appoggiandosi su server olandesi, i gestori di Piratebay sono tornati in patria: «Ci siamo presi una vacanza», scrivevano sul blog, «ma sentivamo nostalgia di casa e allora abbiamo deciso di tornare nella bellissima Svezia».

I quattro- tre ragazzi e il miliardario della Rete Lieberman- furono confortati da manifestazioni di piazza e prese di posizioni forti da parte dell’opinione pubblica. Quasi contemporaneamente nasceva anche un PiratPartiet, sorta di movimento politico che sostiene la bontà del filesharing. Oggi, gli uomini che si nascondono dietro il sito, finiscono davanti al giudice dopo una battaglia lunghissima.
Dovranno giustificare, dicono le multinazionali, i ricavi a sei zero.
Loro si sentono in una botte di ferro anche se rischiano fino a due anni e una maxi-multa. «Non ci piace la parola intoccabile- confessano al Guardian- ma ci sentiamo abbastanza sicuri».


(Fonte: Computermente)
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