Internet

Una falla in Internet Explorer

21 Dic/08

La Repubblica
Mette a rischio milioni di utenti

Il buco di sicurezza scoperto dai pirati informatici. L’utente rischia il furto di password e i dati personali. Microsoft lo sa, ma al momento non ha fornito un rimedio. Forse a gennaio. Gli esperti: per ora usate browser alternativi.

Navigare tramite il browser più popolare, Internet Explorer di Microsoft, è ora piuttosto rischioso. L’utente corre il pericolo che gli rubino le password e i dati personali, per colpa di un buco di sicurezza scoperto dai pirati, nel codice del browser. Microsoft lo sa, ma al momento non ha fornito un rimedio: bisognerà aspettare, si prevede, la prossima tornata di aggiornamenti automatici per il browser, attesa per il 9 gennaio.

Il pericolo è stato scoperto la settimana scorsa, ma nel frattempo è montato a tal punto da spingere alcuni esperti di sicurezza (come quelli di Trend Micro) a dare un insolito e radicale consiglio agli utenti: di non usare il browser finché il problema non sarà risolto da Microsoft. E quindi di navigare solo con alternative quali Firefox, Safari, Chrome. Microsoft consiglia alcuni rimedi provvisori, per navigare con Internet Explorer evitando il pericolo. Sono però configurazioni da fare sul computer, complicate per gli utenti alle prime armi. Certo è più facile cambiare browser, almeno temporaneamente.

La falla di sicurezza, del resto, riguarda tutte le versioni di Internet Explorer, persino la nuovissima beta di Internet Explorer 8. Funziona così: i pirati riescono a nascondere un programma infetto su siti, anche legittimi – finora ne sono stati colpiti 10 mila e il conto continua a crescere, secondo gli esperti. Quando l’utente naviga con Internet Explorer su quei siti, riceve un attacco. Il sito cioè, sfruttando la falla del browser, gli invia il programma, che si installa sul suo computer e diventa d’allora in poi come una porta sempre aperta per i pirati. Che potranno così rubargli le password (via internet e senza che l’utente se ne accorga) o compiere altre azioni. Possono danneggiare l’utente in vario modo, non c’è limite alla fantasia: basta programmare in modo diverso il codice infetto che fa parte dell’attacco.

Ci mancava solo questa per coronare un anno terribile per il browser di Microsoft, mai come adesso super assediato dai rivali. Per la prima volta in dieci anni, la quota di mercato di Internet Explorer è scesa sotto il 70 per cento (al 69,8 per cento), secondo i rilievi di Net Applications. Al secondo posto Firefox, con il 20,8 per cento, seguono Safari di Apple (7 per cento) e Chrome di Google (0,83 per cento).

Quest’ultimo è la nuova spina nel fianco di Microsoft e certo ha solo iniziato a dargli preoccupazioni. Google infatti l’ha appena portato alla versione definitiva (togliendolo dalla beta): equivale a dare il via allo scontro diretto nella guerra dei browser. Senza più nascondersi dietro il paravento della parola “beta”.

La prima vera replica arriverà nei primi mesi del 2009, quando è attesa l’uscita della versione definitiva di Internet Explorer 8. Nel frattempo è possibile che il browser di Microsoft perda altri utenti e questa nuova falla forse contribuirà al declino. Bisogna però evitare l’errore opposto di credere gli altri browser più sicuri in senso assoluto, rispetto a Internet Explorer 7 (mentre le precedenti versioni è meglio ormai smettere di usarle, senza dubbio). Di tanto in tanto compaiono falle di sicurezza anche per gli altri browser e di recente uno studio ha visto che sono Chrome e Safari i browser meno affidabili per sicurezza delle password.

Le falle che colpiscono Internet Explorer rischiano però di fare più danni, per almeno due motivi. Primo, perché è un browser usato dall’ampia maggioranza di utenti, spesso inesperti e quindi meno capaci di proteggere il proprio computer. Secondo, perché a differenza di alcuni dei suoi concorrenti principali non è open source e quindi non si può contare su una community di utenti esperti e sviluppatori che rimedi, con tempestività, alle falle scoperte. Bisogna per forza aspettare che sia Microsoft a pubblicare una patch.

di Alessandro Longo



(Fonte: Computermente)
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