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Prince of Persia, la Mistica storia di un eroe barbone

8 Dic/08

Repubblica XL – Brutta bestia il deserto. Vaghi per giorni in un mare di silicio, poi arriva una tempesta di sabbia e perdi tutto. I tuoi averi, la strada, la tua stessa identità. Il nuovo capitolo di Prince of Persia comincia proprio così, con il protagonista disorientato (e anche un po’ incazzato) che urla fra le raffiche di vento il nome di una donna. Qualcuno risponde, una bella ragazza. Peccato che lui cercasse la sua asina, carica di tesori frutto dell’ultima scorribanda. Ma nelle favole alla Mille e una notte nulla accade per caso e così la coppia comincia il suo viaggio…

Sviluppato presso gli Ubi Studios di Montreal, un gigantesco ex stabilimento tessile che oggi dà lavoro a oltre 1800 persone, Prince of Persia edizione 2008 è un nuovo punto di partenza per la serie nata quasi 20 anni fa. «Vogliamo che questo messaggio sia chiaro», esordisce Ben Mattes, a capo del progetto. «All’inizio di questo grande libro pieno di storie c’era il Principe di Persia di Jordan Mechner (il creatore del personaggio, ndr). Poi è stato il turno dei tre capitoli sviluppati qui in Ubi e usciti tra il 2003 e il 2005, la saga di Le sabbie del tempo. Ora è il turno di un altro racconto, quello di un principe del tutto diverso».

In effetti a vederlo questo nuovo principe non è esattamente regale: gli abiti e le stesse armi lo fanno sembrare quasi il protagonista di un cartone giapponese. «Ed è migliorato rispetto agli esordi», spiega Mattes. «Perché ci siamo accorti che sembrava un ninja e abbiamo capito che forse avevamo esagerato». Ma il taglio netto con il passato non è solo questione di vestiario. «A dire la verità non è nemmeno un principe. Ha più a che fare con Sinbad, Indiana Jones, Ian Solo. È un avventuriero e non uno spirito nobile. E poi c’è Elika, il personaggio femminile. Tutt’altro che una damigella in pericolo, ma un vero e proprio deus ex machina».

Come nei precedenti capitoli della serie, in Prince of Persia si salta, ci si arrampica su sporgenze e si eseguono acrobazie spettacolari. La presenza di Elika però rende il tutto molto più dinamico. Basta un tasto per farle compiere l’azione più adatta al contesto, poco importa che si tratti di innalzare uno scudo magico o di lanciarsi contro un nemico. E poi ci sono i dialoghi tra i due, ben scritti e con una buona dose di umorismo. «Piuttosto che interrompere continuamente l’azione con sequenze non interattive, abbiamo affidato ai dialoghi il compito di raccontare i personaggi, il loro passato e le loro motivazioni».

La trama ripropone il classico tema della contrapposizione tra bene e male, con rimandi non troppo velati all’antica religione persiana dello zoroastrismo. Ma su questo aspetto in particolare Mattes frena: «Si può certamente avvertire un senso di spiritualità che percorre l’intera avventura, ma non è corretto parlare di religione. Crediamo che grazie all’alone mistico, lo scenario magico-esotico che abbiamo creato, il gioco risulti più affascinante. Ahriman, il nemico principale, è un tentatore, ma non è il diavolo quanto piuttosto un potente essere magico, come il genio della lampada. Del resto la storia ha un carattere fiabesco e in molte favole ci sono riferimenti ultraterreni».

Quando poi si parla della struttura non lineare del gioco, a prendere la parola è il direttore creativo Jean-Christophe Guyot: «Non volevamo che lo scenario risultasse dispersivo, così abbiamo suddiviso l’avventura in settori collegati tra loro. L’obiettivo è quello di portare di nuovo la luce e la vita in questi ambienti. Di liberarli tutti dalla forza corruttrice di Ahriman. E per farlo bisogna scacciare i suoi guardiani che ne hanno preso il controllo. È una lotta graduale, fatta per passi successivi, con un nemico chiaro da battere».

Ma non bastavano due trilogie già concluse, una nuova saga al suo debutto e una serie a fumetti. Nel 2010 il principe persiano arriverà anche al cinema, in una pellicola prodotta da Jerry “Pirati dei caraibi” Bruckheimer e girata da Mike Newell (quello di Donnie Brasco e del quarto Harry Potter). A sguainare la scimitarra sul grande schermo sarà Jake Gyllenhaal, affiancato da Ben Kingsley e Alfred Molina. Nessun legame tra film e gioco, ma una cosa è certa: con tutti questi impegni, il principe dovrà per forza lavorare almeno mille e una notte.


(Fonte: Computermente)
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