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IT, tutti tecnici sul lavoro. Loro malgrado

21 Nov/08
Vincenzo Gentile

Punto Informatico Oltre 5,3 milioni di lavoratori perdono circa 2 ore e mezza a settimana per risolvere i problemi informatici dei colleghi meno esperti: è questo quanto emerso dall’inchiesta promossa da City and Guilds, società di formazione e training professionale britannica. Sono più della metà le aziende che relegano a dipendenti autodidatta il compito di risolvere le grane dell’IT dei colleghi, inficiando la produttività. Un problema diffuso, quello degli analfabeti informatici, soprattutto tra i giovani e soprattutto nelle piccole aziende che scelgono di non investire sull’ausilio di personale IT qualificato.

Si parla di IT-fobia, una sorta di paura dell’informatica e dei suoi “aggeggi infernali”: stando ai dati divulgati da City and Guilds, più di un terzo dei lavoratori, il 35%, incappa sistematicamente in scadenze lavorative non rispettate a causa della mancanza di conoscenze informatiche e di adeguati corsi di apprendimento. Nella metà dei casi, questi lavoratori adottano un approccio fai-da-te al problema, cercando di risolverlo autonomamente con la conseguenza che il più delle volte finiscono per aggravarlo.

Ma non solo: ci sarebbe anche un numero di dipendenti (uno su venti) che di fronte ad un qualsiasi problema informatico decide di allontanarsi dalla propria postazione di lavoro, con la speranza che il problema sia magicamente risolto al proprio ritorno. Un dato assolutamente negativo: secondo e-skills, organo non profit che verifica le competenze nel mondo lavorativo, “sono 7,6 milioni i lavoratori del Regno Unito che necessitano di migliorare le proprie competenze informatiche per adeguarsi agli standard attuali e alla richiesta di nuovi lavoratori”.

Il problema è maggiormente sentito nelle piccole aziende con numero di dipendenti non superiore alle 10 unità: molti dirigenti non investono affatto nella formazione dei propri dipendenti o nell’utilizzo di personale qualificato, limitandosi ad assumere personale con una qualche conoscenza informatica, lavoratori che nel 65% dei casi svolge compiti extra risolvendo le lacune dei propri colleghi. “In molte aziende le problematiche relative all’informatica vengono passate ad altri dipendenti della stessa azienda in maniera da contenere i costi” spiega Ken Gaines, product manager di City and Guilds. “Questo è un controsenso, poiché senza un adeguata conoscenza, i novizi possono arrivare a costare molto di più all’azienda in termini di produttività. Per questo motivo, credo ci sia la necessità effettiva, soprattutto nelle piccole società, di supportare lo sviluppo delle capacità informatiche dei loro dipendenti”.

Dall’inchiesta emerge che la categoria lavorativa meno competente è quella degli avvocati, accusati di delegare ad altri i propri problemi nell’81% dei casi, seguita dal grande numero di dipendenti pubblici che arrivano a chiedere aiuto ai colleghi più esperti non meno di 10 volte alla settimana. Molti anche gli incompetenti nei call center (il 56%), dipendenti spesso assunti per una paga minima, cui viene richiesto soltanto se si è in grado di utilizzare il PC. Per quanto riguarda le richieste di aiuto, dall’indagine affiora l’ostinato orgoglio maschile: ben il 60% degli intervistati ha risposto di aver tentato di risolvere da solo i propri problemi, percentuale che nelle donne raggiunge il 52%.

A discapito dei luoghi comuni che vedono gli adulti in difficoltà con le nuove tecnologie facilmente utilizzate dai più giovani dai risultati emerge l’opposto: ben il 43% dei ragazzi tra i 19 e i 21 anni d’età mostra serie difficoltà a finire per tempo il lavoro a causa della non profonda conoscenza dei sistemi informatici, percentuale che scende di ben 7 punti percentuali negli individui di età compresa tra i 31 e i 35 anni.

Quello della ricerca è uno scenario comune a molte realtà lavorative, non solo nel Regno Unito: la produttività aziendale è spesso inficiata sia dal tempo perso da chi non ha le competenze necessarie, sia dal tempo perso dedicato da chi nella materia dimostra di essere più ferrato. Da non sottovalutare poi il fattore remunerativo: il più delle volte i metainformatici chiamati a risolvere i problemi altrui svolgono del lavoro extra, senza però vedere crescere la propria busta paga. Dal punto di vista dell’impresa, fa comodo avere personale qualificato in grado di sopperire alle mancanze senza dover spendere un centesimo di più. La questione è molto sentita e genera spesso accesi dibattiti.

La soluzione? Più economica di quello che si possa pensare: “piuttosto che avvalersi di personale esperto fornito da terzi, sarebbe più utile per i datori di lavoro istituire corsi formativi per i propri dipendenti” dichiara Gaines. In questo modo si potrebbe valorizzare sia l’azienda che il lavoratore, fornendo a quest’ultimo una competenza maggiore da rivendere sul proprio curriculum e, nel contempo, sarebbe utile all’azienda per accrescere il livello produttivo, senza perdite di tempo, potendo contare su uno staff qualificato, piuttosto che sulle risorse di metainformatici tuttofare.


(Fonte: Computermente)

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