Internet

La guerra del download

14 Nov/08

Italiani popolo di poeti, santi e… navigatori scrocconi, secondo l’onorevole Luca Barbareschi, che ha aperto stamattina a Roma l’ultimo convegno degli Stati Generali del Cinema dedicato alla pirateria (riportando i dati fonte key4biz.it). Capaci di occupare i gradini più alti del podio nella classifica europea dell’abusivismo informatico, per un punto di percentuale, secondi solo alla Francia nel dare una mano al mercato del download a costo zero.

“Tra software, libri, musica, film, serie tv e altro, nel 2007 abbiamo generato duepuntosei miliardi di euro di danni; ‘solo’ 261 milioni di euro perduti dalle case discografiche, contro 650 dell’anno precedente; con 12.6 milioni di supporti tra cd, dvd e giochi sequestrati nel 2006, scesi a 3 milioni lo scorso anno. Per non parlare della duplicazione illegale di programmi colpevole nell’aver causato la perdita di 1.1150 milioni di euro da parte dei produttori di software, pur registrando una controtendenza rispetto ai dati del 2006, con una crescita del 13% e un tasso di illegalità al 49%”, ha dichiarato Barbareschi in apertura di convegno.

Il titolo dell’iniziativa questa volta è stato più esplicito rispetto la precedente crociata veneziana capitanata da major e governo contro i “ladri online”: “Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato”. Ma per favore: gettate alle ortiche ‘sta pirateria! Si sa, “l’occasione fa l’uomo ladro”, diceva un antico adagio. Ma chi pensa sia stata la rete a trasformarci in filibustieri faccia attenzione a come parla: pirata, a chi? Secondo Alberto Francescani dell’Agis, il titolo sa quasi di complimento per gli Arsenio Lupin del copyright, che d’ora in poi indosseranno la “divisa da criminale audiovisivo o dell’evasore fiscale”.

Passo indietro. Al Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica, il Presidente della Società Italiana Autori Editori Giorgio Assumma ha ridisegnato la mappatura del saccheggio informatico, dichiarando che “la pirateria non è più in mano a piccoli malfattori. Le grandi organizzazioni criminali dedite al commercio di droga, prostituzione, riciclaggio di denaro, hanno messo le mani sul diritto d’autore. Le ultime operazioni condotte dagli ispettori del Servizio di Antipirateria della Siae in collaborazione con le Forze dell’ordine lo confermano”.

Eppur si può combattere, come? “I genitori vanno puniti”, propone sempre Assumma, “ma occorre usare una maggiore coordinazione a livello europeo, curando la lotta alla contraffazione attraverso l’Osservatorio Istituzionale appena istituito”.

“Il punto è che si devono controllare le finestre”, a detta di Paolo Protti dell’Anec che ha preferito gettare alle ortiche il canovaccio che s’era preparato per controbattere le posizioni di un Barbareschi investito meno del ruolo di relatore e più da vicepresidente della nona commissione telecomunicazioni della Camera.

Il nodo è che i pirati sono tra noi. Anzi, i pirati siamo noi. Il download (cioè il prelievo di file) di musica e video sulla rete è ormai pratica contagiosa. Capace di mieter testimonianza da parte dello stesso Barbareschi che, in veste di produttore di film, si è scontrato con la sua colf capace di portargli una copia contraffatta di un suo film prima ancora che la pellicola uscisse in sala.

La falla? “Era nel laboratorio”, ha raccontato l’attore che lancia l’idea di far uscire i prodotti in contemporanea su tutte le piattaforme. Anzi, magari preferendo la corsia della rete, come avvenne per un film di Arnold Schwarzenegger. Tornando a bomba, non finisce qui: “Sono andato pure a lamentarmi all’Istituzione”, ha proseguito il racconto Barbareschi: risultato? “La colf mi ha appellato come un infame. Perché era stata l’istituzione a chiamarla, la stessa che si nutre dei duplicati venduti da suo marito”…

Ma c’è una ricetta alla pirateria che sembra metter d’accordo i presenti alla tavola rotonda. La suggerisce Davide Rossi, dell’Univideo, in tre mosse: “Primo, dare qualità dei contenuti per crear cultura; posto che il tempo è una risorsa limitata, la gente vuole vedere un film straordinariamente bene. Tra le altre una videocassetta a nolo costa 3,10 euro contro i 4 del dvd pirata o i 6 euro dell’acquisto on demand. Secondo, fare un’azione repressiva verso la pirateria (di scaricatori conto terzi, che operano per sé e della criminalità organizzata) creando un effetto a tenaglia. Terzo, le Telecom non dovrebbero compiacere questo fenomeno ma fare attività di persuasione. Pensano male quando vedono nel pirata di oggi il cliente di domani. Perché si tratta di “clienti suprime”, non disposti a versar soldi. E quando un milione di gente va contromano in autostrada, non basta cambiare il senso di marcia dei cartelli affinché tutto vada bene”.

Ecco: l’industria dei contenuti si sente presa (da parte delle Telecom) in un abbraccio mesenziano (da Mesenzio, dittatore con l’abitudine di uccidere tanti prigionieri quanti venivano legati al loro commilitone morto)”. La parola passa alla legge che c’è da anni e non si fa rispettare.

Roberta Maresci



(Fonte: Computermente)

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