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Sarà estradato il n.1 degli hacker Rischia di finire a Guantanamo

6 Ago/08

Poco dopo gli attentati del 2001 violò 97 computer di proprietà del Pentagono
Gary McKinnon, scozzese, si difende: “cercavo solo le prove dell’esistenza degli alieni”I suoi avvocati: “Vogliono un capro espiatorio per la lotta al terrorismo”
Lanciava gli attacchi dalla sua camera, con una connessione da 56k

LONDRA – Per le autorità americane è il pericolo pubblico numero uno, il più temibile hacker di tutti i tempi. Per questo lo vogliono processare negli Usa. Si è introdotto nei sitemi informatici del Pentagono, in tutto ha violato un centinaio di server, poco dopo gli attacchi alle Torri Gemelle del 2001 ed è accusato di avere “perpetrato la più grande intrusione nei computer della Difesa di tutti i tempi”.

Gary McKinnon, scozzese di 42 anni, programmatore e amministratore di sistemi informatici disoccupato, sostiene che di lui vogliono fare “un capro espiatorio” e si difende: “non sono un terrorista, volevo solo trovare la prova dell’esistenza degli extraterrestri”. La Camera dei Lord inglese ha dato oggi il via libera all’estradizione negli Stati Uniti. I suoi avvocati annunciano battaglia e vogliono ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo: “così il nostro cliente rischia di finire a Guantanamo”.

Come Keanu Reaves, ‘Neo’ nel film Matrix, anche McKinnon aveva un nome di battaglia molto noto per le sue incursioni: ‘Solo’. E proprio come il protagonista della pellicola, mentre tutto il mondo lo cercava, lui se ne stava tranquillo nella sua camera da letto e apriva la porta a chi bussava un po’ assonnato: “Sono un nerd del computer, i miei intenti erano inoffensivi – si giustifica ‘Solo’. Ai media ha dichiarato che era alla ricerca della prova dell’esistenza degli Ufo. Tra i segreti che avrebbe trovato nei terminali statunitensi ci sarebbe anche quello “meglio conservato del mondo”, ovvero un’energia pulita e gratuita che il governo americano terrebbe nascosta. E una lista di “ufficiali non terrestri”, secondo lui destinati a missioni su altri pianeti. Ma ha ammesso, i suoi ricordi sono un po’ annebbiati perché nei suoi attacchi era poco lucido per via dell’effetto di birra e cannabis.

Non che questi vizi abbiano reso il pirata informatico meno efficiente. Tra il 2001 e il 2002 è entrato in decine di migliaia di computer americani e ne ha violati 97 appartenenti a Pentagono, Esercito, Nasa, Marina e Aereonautica. Ha forzato più di 950 parole d’ordine, in molti casi, racconta, semplicemente digitando la parola “password”. Ha cancellato dati sensibili dai sistemi operativi, e in un caso ha mandato in tilt per 24 ore più di 2mila computer. In tutto ha causato danni per 700mila dollari. Il tutto con una misera connessione dial-up da 56k e un software in uso alla Difesa. L’imputazione più grave è quella di “avere attentato alla sicurezza nazionale”. La sua passione è cominciata da ragazzo, dice, “quando ho visto il film ‘War Games’, con Mattew Broderick”. E qualche volta si è anche firmato, come nel caso del messaggio lasciato sugli schermi delle forze armate: “La politica straniera degli Stati Uniti è terrorismo di stato. Non è un caso che ci sia un’enorme falla nella sicurezza dopo l’11 settembre. Sono Solo. E continuerò a seminare il disordine ai più alti livelli”.

Il team di legali si è opposto strenuamente al provvedimento: “McKinnon non è un terrorista, né simpatizza con i terroristi e deve essere giudicato in Gran Bretagna, perché da qui sono partiti gli attacchi – sostiene la difesa – se venisse processato negli Stati Uniti rischierebbe fino a 60 anni di prigione, potrebbe essere classificato come ‘nemico combattente’ e venire rinchiuso a Guantanamo. Una pena assolutamente sproporzionata”. Arrestato nel 2002 e mai incriminato nel Regno Unito, l’hacker scozzese aveva perso un primo ricorso contro l’estradizione davanti all’Alta Corte. Nel secondo rifiuto opposto dalla Camera dei Lord, l’argomentazione della gravità maggiore con cui vengono puniti i crimini informatici negli Usa è stata respinta: “i due sistemi giuridici non sono poi così diversi”.


(Fonte: Computermente)

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