Internet

Google, la lenta caduta dei «re Mida» di Internet. Gates: «Un futuro senza tastiera»

9 Mar/08

Le mode passano e le illusioni ancor di più …
Il nostro mondo è sempre più touch & go …

Il titolo Google 741 dollari a novembre ora ha perso il 40%.
Per quasi quattro anni ha distribuito ricchezza. O almeno l’illusione di poter diventare più ricchi. Ma per Google, l’azienda d’oro fondata nel ’98 da Larry Page e Sergey Brin, il 2008 non promette nulla di buono per i festeggiamenti del decennale. Dalla chiusura del 31 dicembre 2007 a ieri il titolo quotato al Nasdaq ha perso il 35%. Dai massimi del 6 novembre il conto in rosso peggiora passando a -40%: dai 741,7 dollari ai 446 che il titolo quotava ieri a mercati d’oltreoceano ancora aperti. In una manciata di settimane, la società di Mountain View ha bruciato circa 120 miliardi di capitalizzazione. Certo, per chi aveva creduto fin dall’inizio alla storia dei due ragazzi anti-cravatta, pronti a sfidare anche l’establishment delle grandi banche d’affari di Wall Street quotandosi direttamente sul web, l’investimento è stato fonte di plusvalenze e gioie. Lo sbarco in borsa era avvenuto a 85 dollari. E quindi per un teorico azionista che avesse partecipato all’Ipo e avesse poi ceduto il pacchetto di azioni proprio sui massimi il guadagno sarebbe stato di circa l’800%. Abbastanza per concedersi qualche vacanza ai tropici. E si potrebbe anche aggiungere che non esiste un caso Google visto che tutti i tecnologici, compresa la Apple, stanno perdendo percentuali simili. L’unica che sta guadagnando è Yahoo!, grazie all’effetto Opa Microsoft che ha fatto tornare il titolo sotto i riflettori come dimostra anche l’attenzione della Time Warner comparsa ieri come cavaliere bianco. Ma dietro la discesa di Google non c’è solo la crisi dei mercati, la sirena della recessione e la paura per i consumi. Gli studi sempre più raffinati sulla pubblicità online, considerata uno dei business più in crescita per il prossimo futuro e fulcro di successi come quelli di Facebook e Asmallworld, stanno iniziando a dare risultati diversi da quelli sperati. Il modello sembrava inattaccabile: l’azienda paga lo spot online solo se il consumatore clicca effettivamente sul banner o sulla pubblicità in pagina. Una sorta di polizza assicurativa sulla capacità di raggiungere il consumatore. È come se dietro i cartelloni stradali ci fossero sistemi capaci di contare quanti passanti hanno alzato la testa per leggere. Peccato che secondo una ricerca di comScore riportata da Businessweek il 6% dei naviganti, quindi una stretta minoranza, è all’origine di oltre il 50% dei click sugli annunci. E, come se non bastasse, molti di loro risultano percepire uno stipendio basso e dunque non sono grandi consumatori. Insomma, lo spot online raggiunge il navigatore, ma non lo porta nel negozio.

Chi lavora al computer tutto il giorno sa bene quanto può essere stancante avere a che fare per ore ed ore con mouse e tastiera. Senza contare che spesso una postura non corretta può anche portare a infiammazioni di nervi e tendini di mani e braccia, fino alla nota sindrome del tunnel carpale, sempre più spesso associata proprio a chi utilizza troppo il computer. Probabilmente c’è chi sogna un futuro super tecnologico in cui sarà possibile mandare in pensione le periferiche in questione per sostituirle addirittura con la forza della mente, ovvero con sistemi in grado di tradurre in azioni il pensiero. Per il momento, però, la cosa più probabile è che da qui a poco la tastiera scompaia sì dalla scrivania, ma per essere rimpiazzata da sistemi di riconoscimento vocale o da touch screen che consentiranno di interagire con il computer senza dover muovere freneticamente le dita.
ADDIO VECCHIA TASTIERA – È stato nientemeno che Bill Gates a pronosticare che da qui a 5 anni la maggior parte delle ricerche in rete saranno effettuate dagli internauti tramite comandi vocali o tramite pochi semplici tocchi in punta di dita sullo schermo. Di fronte a un’assemblea di 1.200 studenti della Carnegie Mellon University, il fondatore del colosso dei software ha infatti dichiarato che, in pratica, le tastiere si estingueranno, e che proprio su questa evoluzione dell’interazione tra uomo e macchina si basa la scommessa di casa Microsoft.
INTERFACCE CONVERGENTI – L’obiettivo è quello di consentire rapido accesso alle informazioni e alle tecnologie di ricerca tramite una «comunicazione unificata», che nella strategia del gigante di Redmond sarà sviluppata tramite interfacce testuali e, soprattutto, vocali. Perché, secondo Bill Gates, tramite input vocali è possibile effettuare ricerche e inserimento dati in modo più semplice e preciso rispetto a quanto avviene digitando fiumi di parole sulla tastiera.
Non resterà che adeguarsi all’evoluzione, e abituarsi a scrivanie che, a quanto pare, saranno sempre più virtuali.

Letto su Corriere della Sera.it


(Fonte: Computermente)

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